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Breve storia della chitarra

Strumento cordofono a pizzico. Le prime testimonianze certe riguardanti la sua
origine, risalgono al XIII secolo, quando alcune rappresentazioni pittoriche dimostrano che, a partire dall’epoca medioevale fino a quella barocca (XVII sec.), presso le corti nobiliari fosse usato dai menestrelli e dagli stessi nobili uno strumento molto simile alla chitarra classica odierna.
Fino al 1500 la chitarra aveva dimensioni più ridotte, fondo arcuato (simile a quello del liuto), 4 corde doppie in budello (dette cori) che venivano intonate all’unisono o all’ottava; in questo periodo il repertorio presenta un carattere di tipo improvvisativo in cui gli esecutori, basandosi su alcune note che costituivano lo scheletro della composizione, inventavano delle melodie come ornamento a quelle note fondamentali.
La chitarra continua ad essere uno degli strumenti più “alla moda” fino al XVII sec. durante il quale era apprezzata per il suono molto dolce e per l’aspetto esteriore. E’ nell’arco di qualche secolo che lo strumento passa da 4 a 5 corde (sempre doppie).
La fortuna e la diffusione della chitarra dipendono anche dalla praticità del metodo che veniva utilizzato per rappresentare graficamente le note dello strumento: l’intavolatura. Quest’ultima simboleggia nello spartito le corde con linee, su ognuna delle quali vengono scritti i numeri corrispondenti ai tasti da schiacciare.
Il ‘700 ha segnato una battuta d’arresto nella storia della chitarra ma durante il secolo successivo trova i suoi primi grandi maestri: Dionisio Aguado, Matteo Carcassi, Ferdinando Carulli, Mauro Giuliani, Filippo Gragnani, Luigi Legnani e Fernando Sor, solo per citare i più noti. Il merito principale di questi maestri è quello di aver scritto e pubblicato per la prima volta metodi e studi fondamentali per la tecnica e la didattica dello strumento. Dal punto di vista costruttivo all’inizio del XIX sec. si configura la chitarra propriamente “classica” grazie alla definitiva affermazione della “corda singola” a scapito delle ormai obsolete corde doppie e l’introduzione della sesta corda, il tutto a favore di maggiori possibilità tecnico-espressive; vale la pena di menzionare alcuni importanti liutai del periodo come Fabbricatore, Lacote, Panormo e Staufer.
Inoltre è proprio durante l’800 che può vantare nel proprio repertorio brani composti da grandi autori come Boccherini e Paganini (che era anche chitarrista virtuoso). Nel periodo romantico – anche se la chitarra svolge un ruolo marginale a seguito dell’interesse dei compositori indirizzato verso strumenti musicali dal suono “scuro” (clarinetto, corno, viola, violoncello, ecc…) – si ricordano composizioni di autori minori come Coste, Mertz e Regondi, oltre a interessanti divagazioni liederistiche di Schubert.
Verso la metà dell’800 il liutaio Antonio de Torres costruì lo strumento che, pur mantenendo dimensioni più ridotte, è praticamente uguale al modello odierno. I legni più usati nella costruzione dello strumento sono: per il piano armonico abete o cedro; per il fondo e fasce palissandro (indiano o brasiliano); mogano per il manico ed ebano per la tastiera.
Durante il XX secolo, oltre che raggiungere il modello di chitarra, probabilmente definitivo, molti compositori, anche grazie all’opera di diffusione del celebre Andrès Segovia, hanno composto brani che ne valorizzano pienamente le possibilità e le qualità espressive, si ricordano: Castelnuovo-Tedesco, Ponce, Rodrigo, Tansman, Torroba, Turina e Villa-Lobos, accanto agli importanti contributi dei maggiori compositori quali Britten, De Falla, Mahler, Malipiero, Respighi, Schönberg, Strawinsky e Webern. Nell’epoca contemporanea, inoltre, lo strumento sarà poi uno dei punti di riferimento per importanti autori del calibro di: Berio, Bussotti, Clementi, Corghi, Crumb, Donatoni, Ginastera, Henze, Maderna, Morricone, Petrassi, Piazzolla, Takemitsu, Tippet, Walton.